martedì 12 febbraio 2008

L'induismo in Indonesia. Recensione di "Au nom de l'Induisme" di Silvia Vignato.

Nel nome dell’induismo, Silvia Vignato.
Questo lavoro antropologico analizza l’induismo indonesiano, in particolare così come viene interpretato dai Balinesi, dai Tamil e dai Karo.
Intanto bisogna notare che la storia dell’induismo indonesiano si lega in modo indissolubile ad una situazione politica e sociale in cui ben poco spazio viene lasciato alla libertà religiosa, e il fenomeno religioso finisce per assumere una valenza spirituale nulla, diventando un puro e semplice supporto per garantire la sopravvivenza di una cultura e di una tradizione minacciata di estinzione, e per il riscatto sociale di gruppi etnici emarginati. Il che rispecchia anche il punto di vista Durkheimiano dell’autrice.
In Indonesia il 90% degli abitanti è mussulmano; ma la costituzione, in modo originale, garantisce una libertà di culto ristretta a sole cinque confessioni: islam, cattolicesimo, protestantesimo, induismo e buddhismo. Solo queste sono considerate religioni “vere”, perché secondo i legislatori esse risponderebbero a determinati prerequisiti, quali la credenza in un Dio unico, con un nome rivelato, e con un testo sacro. Ogni altra confessione equivale al non professare alcuna religione, e quindi viene considerato indice di sottosviluppo e di possibile adesione al comunismo. Le etnie che oggi si dichiarano induiste, Karo e Tamil, lo sono diventate solo per evitare persecuzioni ed emarginazione. Hanno adattato la loro religione – Agama – per salvare il più possibile della loro cultura e tradizione –Agat. L’induismo non è altro che un paravento istituzionale.
I Balinesi sono indonesiani che hanno rielaborato l’induismo in modo libero nel corso della loro storia, creando una religione sensibilmente diversa dall’induismo originale. Hanno elaborato Brahma come Dio unico, e abolito le caste. Essi vengono guardati come ad un gruppo di “controllo”, perché la loro religione esisteva già all’epoca della costituzione.
I Tamil hanno dovuto riadattare la loro religione di matrice induista, abbandonando la divisione in caste –tranne due, Tamilat e Parayar. Trovandosi di conseguenza a doversi chiudere nei diversi gruppi familiari e nei diversi clan, hanno sentito la necessità di ricompattare la loro etnia, per non perdere la loro identità Tamil. La loro cultura induista appare superficiale, tanto che si basa soprattutto sui film religiosi indiani. Inoltre si è creata una frattura fra la religione ufficiale, i Templi ufficiali, in cui i riti sono epurati da tutti gli elementi folkloristici tipici dei tamil, soprattutto i sacrifici animali. Quindi proliferano i templi clandestini, poveri e nascosti, in cui si praticano i riti tradizionali; ne consegue un continuo stato di conflitto interno e il pericolo costante di persecuzioni.
Per i Karo la situazione è ancora più grave. Essi sono autoctoni di Sumatra, per i quali non c’era distinzione fra religione e vita sociale, religione e vita quotidiana. Sono stati i missionari a obbligarli a definirsi, a trovare dei termini per distinguere la propria religione evitando che fosse etichettata come pura idolatria o demonismo. Ideano il termine Agama pemena, religione originale.
Con l’avvento degli olandesi e la cristianizzazione, una parte dei Karo si convertì al cristianesimo. In un primo momento dovettero abbandonare i riti tradizionali e scendere a compromessi con una diversa concezione religiosa; ma quando gli olandesi se ne andarono e la gerarchia ecclesiastica passò a sacerdoti di origine locale, i vecchi riti furono ripristinati, integrati nell’apparato cattolico. In questo modo il cristianesimo finì per diventare la nuova identità Karo.
Invece i Karo che non si erano cristianizzati si trovarono ad essere perseguitati: essendo la loro religione una non-religione, venivano equiparati agli atei e ai comunisti, e in quanto tali perseguitati. Hanno quindi sentito la necessità di darsi una identità induista, anche se artificiale, che permetta loro di mantenere la loro identità etnica. Hanno cercato di costruire a tavolino un’induismo Karo, usando la consulenza dei Balinesi; ma non sono riusciti nel loro intento. L’induismo offre resistenza al tentativo, e ci sono alcune abissali e inconciliabili differenze che non possono essere sanate, come l’accettazione di un Dio unico. L’identità Karo ne risulta ancor più disgregata; gli induisti delle varie etnie non possono mescolarsi, perché hanno riti inconciliabili, senza che sia possibile trovare un compromesso. L’intento di far coincidere Agama e Agat , religione e tradizione, è fallito, creando ancor maggiore confusione e conflitto.

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