M. Auge’, “Il dio oggetto”, 1988.
Questo libro approfondisce i culti praticati nel Golfo del Benin, patria di quello che viene normalmente definito Vodou. Il Vodou del Benin però risulta essere una versione “pura” e più antica di quella affermatasi nelle Americhe, una versione genuinamente africana del culto. Per comprendere questa realtà, l’autore comunica con un sacerdote-divinatore del luogo di nome Gedbe.
Sorge subito un importante dubbio metodologico. La religione di cui ci stiamo occupando, che può essere definita “animismo”, si basa principalmente sull’adorazione di feticci, cioè oggetti, rappresentazioni. Da un punto di vista cristiano, questo tipo di pratica viene definito “idolatria”, termine che contiene in sé un giudizio ben preciso: che i credenti adorino degli oggetti inerti che “non sono” in realtà Dio. A differenza di quanto emergeva nel Vodou di Haiti, dal libro Mama Lola, in cui gli Spiriti esistevano sotto varie forme e si potevano presentare in molti modi, e per i quali l’altare è solo un nesso di congiunzione con il mondo umano, sembra che nel Benin non si concepisse un’esistenza del divino su un piano separato da quello materiale; da qui l’importanza centrale del feticcio, che non è solo un’immagine del dio, è il dio stesso. Oppure, potrebbe essere l’autore che ha sopravvalutato l’importanza del feticcio? Ma supponendo che l’autore dica il vero, se nel Benin si adorano dei puri e semplici feticci, si può parlare di “religione”? e che differenza c’è fra “feticcio” e “idolo”?
L’autore ha analizzato le popolazioni che abitano il Benin, i Dahomey, i Fon, gli Yuruba e gli Ewe. Ha poi approfondito l’indagine su un ben preciso feticcio, adorato da tutti e tre i popoli: Legba, il Re del Portale, con due sue qualità: Fa e Kpoli.
Dopo un’analisi dettagliata di come si pratica in concreto il culto, l’autore cerca di rispondere alla domanda cruciale: perché viene adorato un oggetto?
Il dio-oggetto viene interpretato come un simbolo, complementare al significato. La relazione di complementarietà fra oggetto e simbolo è fondamentale. Il feticcio rappresenta sì il gruppo, come direbbe Durkheim; ma rappresenta anche una relazione fra diversi “legba”, fra gli iniziati e fra iniziati e non-iniziati. È in altre parole simbolo “di” e simbolo “per” questo intreccio di relazioni. In questo non risulta dissimile dai Vodou di Mama Lola. Ma soprattutto il feticcio è materia, materia bruta, rappresentativa dei regni minerale, vegetale e animale. La relazione ha bisogno della materia per attuarsi, dirsi e rappresentarsi; la grezza materialità del feticcio obbliga a fare i conti con la sua radicale alterità.
“La materia ha bisogno della relazione per diventare oggetto del pensiero, come la relazione ha bisogno della materia per attuarsi”. Il feticcio, che simboleggia il mondo, costringe chi lo guarda e lo adora a cercare il senso delle relazioni che attorno ad esso si intrecciano. Lo costringe a porsi tre domande fondamentali riguardanti l’essenza, l’identità e l’alterità: cosa sono, chi sono e chi è l’altro.
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1 commento:
A Gennaio mi sono recato in Benin in occasione del festival internazionale del Vodou che si svolge lì ogni anno. Ho avuto modo di vedere con i miei occhi i feticci e i Legba di cui parla Auge'. A questo proposito vorrei fare un paio di precisazioni.
Intanto, c'è una netta distinzione fra Feticci e Idoli, ovvero Legba.
I feticci sono più semplici, ad esempio tronchi di legno ricoperti di stracci, o pali piantati nel terreno, e vengono gestiti dai Feticheurs, che sono "liberi professionisti" del sacro - un po' come i nostri medium, non inquadrati in alcuna organizzazione.
I Legba invece sono dei veri e propri idoli, fatti di creta e fango, adornati di conchiglie, coperti da tettoie e muri e gestiti da degli appositi sacerdoti Vodou dinanzi all'intero villaggio.
Tutti i sacerdoti Vodou sono in qualche modo collegati fra loro in un'organizzazione internazionale che fa capo alla presidenza della repubblica del Benin, e che organizza l'evento del festival. i più prestigiosi fra loro sono i "Re", che sono circa 87 e di cui una ventina sono al tempo stesso sacerdoti. i "Re" gestiscono dei fondi statali che si incaricano di redistribuire ai bisognosi nel loro territorio di competenza, e hanno delle funzioni di arbitrato e di rappresentanza tradizionale.
Il Fa e il Kpoli in effetti sono due diversi metodi divinatori usati da degli specialisti della divinazione, e non necessariamente sono collegati con il culto dei Legba.
La parola "legba" infine non indica un particolare tipo di idolo, ma significa semplicemente "Idolo". Possono esserci diversi Legba rappresentanti diversi spiriti. Tali spiriti a quanto mi è stato detto sono immaginati esattamente come gli spiriti nel Vodou Haitiano, e sono legati al Legba solo come "ancore" e punti di contatto con il mondo degli umani.
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